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Malattie e prevenzione

Rosolia

Malattia

La rosolia è una malattia esantematica non molto contagiosa tipica dell'infanzia, causata dal virus della rosolia (genere Rubivirus, famiglia Togaviridae) e caratterizzata da esantema maculopapuloso e tumefazioni linfoghiandolari non dolenti. Presenta un decorso in genere benigno, ma risulta grave, per il feto e il neonato, se contratta durante la gravidanza. L'infezione viene contratta per contagio aerogeno interumano a seguito di inalazione di goccioline contaminate.
La sintomatologia si presenta, dopo un periodo di incubazione di 2-3 settimane, con febbre lieve e sintomi modesti a carico delle alte vie respiratorie; segue ingrossamento delle linfoghiandole (tumefazioni non dolenti), viremia ed esantema maculopapuloso simile a quello del morbillo, anche se meno intenso e di breve durata, raramente pruriginoso, che appare inizialmente sul viso per poi coinvolgere progressivamente il tronco e le estremità. Il paziente risulta contagioso solo una settimana prima e una settimana dopo l'inizio dei sintomi.
La malattia è in genere lieve e autolimitantesi, solo occasionalmente può complicarsi con artrite, nevrassite ed emorragie dovute a piastrinopenia.
Quando la gestante contrae l'infezione durante i primi tre mesi di gravidanza possono verificarsi gravi danni all’embrione con conseguente aborto spontaneo o morte intrauterina, malformazioni congenite a carico dell'apparato cardiovascolare (80% dei casi: un esempio è la pervietà del dotto di Botallo), lesioni oculari (per esempio cataratta, retinopatia), alterazioni uditive fino alla sordità, manifestazioni patologiche a carico del SNC.
In caso di infezione più tardiva, la sindrome della rosolia congenita può provocare una fetopatia, con manifestazioni cliniche che proseguono anche dopo la nascita, e conseguente ritardo di sviluppo, epatopatie, miocardiopatie, lesioni ossee e polmonari. L’accertamento diagnostico viene condotto mediante test sierologici per la ricerca di anticorpi anti-rosolia con ELISA o mediante test di emoagglutinoinibizione.
La terapia è sintomatica e, in caso di complicanze, si somministrano i comuni farmaci antiinfiammatori.
Per la prevenzione, il vaccino è costituito da virus vivo e attenuato.
L'obiettivo dei programmi di vaccinazione contro la rosolia è prevenire la rosolia congenita, che si considera eliminata quando l’incidenza è < 1 per 100 000 nati vivi. Questo obiettivo è raggiungibile se la proporzione di donne in età fertile suscettibili alla rosolia è inferiore al 5%; in Italia, nonostante la vaccinazione antirosolia sia raccomandata da oltre 25 anni, la proporzione di donne tra 15 e 39 anni suscettibili è ancora del 7-10%. Questo è verosimilmente l'effetto delle scarse coperture vaccinali per morbillo, rosolia e parotite (MPR) raggiunte nel secondo anno di vita, associate ad un'insufficiente vaccinazione delle ragazze prepuberi e delle donne ancora suscettibili.
La rosolia congenita è ancora presente in Italia, e segue con precisione l'andamento delle epidemie di rosolia. Inoltre, i casi di rosolia congenita rappresentano la punta dell'iceberg delle infezioni trasmesse dalla madre al feto, che possono portare alla morte in utero, o a una interruzione volontaria della gestazione. In Italia, la ricerca delle IgG e delle IgM antirosolia è gratuita sia come esame pre-concezionale che in gravidanza, e le donne suscettibili dovrebbero essere vaccinate il più precocemente possibile (prima della gravidanza o subito dopo il parto); tuttavia le attuali misure di screening e prevenzione sono palesemente inadeguate.
La mancata esecuzione di screening e vaccinazione è particolarmente grave soprattutto se confrontato con l'eccessivo ricorso ad altre procedure mediche, quali le ecografie. Indagini recenti mostrano infatti che il 25% circa delle gestanti effettua in gravidanza più di 6 ecografie, con punte del 62% al Sud.

 

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